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IL VERO PARADOSSO VERDE: L’AMBIENTE NON HA BISOGNO DI IDEOLOGIA, MA DI BUONA POLITICA
IL VERO PARADOSSO VERDE: L’AMBIENTE NON HA BISOGNO DI IDEOLOGIA, MA DI BUONA POLITICA
Ogni volta che un’alluvione devasta un territorio, una siccità mette in crisi l’agricoltura o un’ondata di calore colpisce le nostre città, torna la stessa domanda: perché, mentre i problemi ambientali aumentano, le politiche verdi sembrano perdere consenso?
Molti attribuiscono la responsabilità alle fake news, ai populismi o a una presunta scarsa sensibilità dei cittadini. Sarebbe però un errore fermarsi a questa spiegazione.
La verità è che troppo spesso la transizione ecologica è stata raccontata come una serie di obblighi, divieti e sacrifici. Ai cittadini e alle imprese è arrivato il messaggio che per salvare il pianeta sarebbe stato necessario spendere di più, rinunciare a qualcosa e affrontare nuovi costi.
Una strategia destinata inevitabilmente a creare resistenze.
L’ambiente non può essere percepito come un lusso per pochi o come un tema riservato agli specialisti. Deve diventare una questione di sicurezza nazionale, di salute pubblica e di sviluppo economico.
Da anni sostengo che il capitale naturale debba essere considerato una vera infrastruttura del Paese.
Le foreste, il verde urbano, i parchi, le aree protette, le coste, il suolo e le risorse idriche non rappresentano un semplice patrimonio paesaggistico, ma costituiscono infrastrutture essenziali al pari delle reti energetiche, delle strade e delle ferrovie.
Un albero in città riduce le temperature, migliora la qualità dell’aria e limita i costi sanitari. Un territorio ben gestito riduce il rischio idrogeologico e i danni provocati dagli eventi estremi. Una corretta pianificazione del verde urbano produce benefici economici e sociali duraturi.
Il problema non è quindi scegliere tra ambiente ed economia.
Il problema è comprendere che senza investimenti nel capitale naturale non ci potrà essere né crescita economica né competitività.
Anche per questo è necessario cambiare paradigma.
Meno slogan e più pianificazione.
Meno ideologia e più competenza.
Meno emergenze e più manutenzione programmata.
Servono amministrazioni locali preparate, piani di gestione del verde, trasparenza nelle decisioni, coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini e una classe dirigente capace di guardare oltre il consenso immediato.
La sfida ambientale non si vincerà contrapponendo chi produce ricchezza a chi difende la natura.
Si vincerà quando comprenderemo che la natura produce ricchezza.
Il vero paradosso verde, forse, è proprio questo: aver dimenticato che il capitale naturale non è un costo, ma una delle più grandi infrastrutture strategiche della Nazione.