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Il capitale naturale come infrastruttura: una condizione necessaria. Perché senza questo passaggio, le politiche ambientali non producono effetti strutturali.
Senza questo passaggio, anche Restoration Law e PNRR produrranno interventi utili ma non risultati
C’è un equivoco di fondo che continua a bloccare le politiche sul verde in Italia.
Lo chiamiamo ambiente.
Lo trattiamo come arredo.
E poi ci stupiamo se non funziona.
Il capitale naturale non è un elemento decorativo. È una infrastruttura.
La Nature Restoration Law chiede di ripristinare gli ecosistemi in modo strutturale, misurabile e continuativo.
Ma senza un cambio di paradigma nazionale, rischia di non produrre i risultati attesi.
Il problema non è l’assenza di interventi, ma il modello:
– messe a dimora episodiche
– progetti non coordinati
– interventi isolati
– assenza di gestione nel tempo
Il PNRR lo dimostra.
Secondo ISPRA:
– circa 70 km² di suolo vengono persi ogni anno
– il consumo procede a circa 2,5 m² al secondo
– oltre il 7% del territorio è impermeabilizzato
Questo significa che la tendenza non è invertita.
Si interviene.
Ma non si cambia il sistema.
In molti casi si procede alla rimozione integrale di filari alberati,
perdendo valore ecologico, ambientale, paesaggistico e culturale.
Un albero adulto non si sostituisce.
Si perde — e si ricostruisce in decenni.
Il nodo è uno:
il capitale naturale non è ancora riconosciuto come infrastruttura pubblica primaria.
Finché resta “arredo urbano”:
– gli interventi restano frammentati
– i benefici sono temporanei
– manca continuità
Riconoscere il verde come infrastruttura significa:
– pianificazione
– gestione
– manutenzione
– monitoraggio
– risorse stabili
Senza questo salto continueremo ad avere interventi.
Anche validi.
Ma non risultati.
Non è ambiente.
È infrastruttura.
— Marco Visconti