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E alla fine il conto arriva ai cittadini.

Politica energetica Meloni: cambia il paradigma

 

La politica energetica italiana non è una discussione per tecnici. Riguarda bollette, carburanti, imprese, lavoro e potere d’acquisto.

Ed è proprio da qui che va letta la politica energetica di Giorgia Meloni: dopo anni nei quali l’Europa ha cercato di ridurre alcune dipendenze creandone altre, soprattutto verso la Cina, oggi dobbiamo fare i conti con una domanda molto semplice: chi paga?

La risposta è altrettanto semplice.

Alla fine il conto arriva ai cittadini.

Per anni ci hanno spiegato che dovevamo liberarci dalla dipendenza energetica.

Giusto.

Poi i precedenti governi italiani e l’Europa hanno sostituito una dipendenza con altre dipendenze. Molte dalla Cina.

E alla fine il conto arriva sempre nello stesso posto: nelle tasche degli italiani.

Bollette. Carburanti. Prezzi. Imprese che perdono competitività. Fabbriche che chiudono. Lavoratori in cassa integrazione.

Questa non è una discussione astratta sul Green Deal.

È il vostro lavoro. È la vostra bolletta. È il vostro potere d’acquisto.

E i numeri bisogna leggerli.

Non lo dico io: lo certifica Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

Nel 2024 il 98% dei pannelli solari importati nell’Unione europea proveniva dalla Cina, per circa 10,9 miliardi di euro.

Novantotto per cento.

Se l’Europa finanzia con miliardi la crescita del fotovoltaico e il 98% dei pannelli che importa arriva dalla Cina, una parte rilevante di quella domanda alimenta inevitabilmente l’industria cinese.

Non serve una teoria del complotto.

Basta una calcolatrice.

La Cina costruiva. L’Europa finanziava la domanda.

In Italia sono arrivati bonus per auto elettriche, scooter, biciclette e monopattini. Solo il bonus mobilità del governo Conte II valeva 210 milioni di euro.

Nel frattempo la Cina costruiva pannelli, batterie, capacità di raffinazione, componentistica e automobili.

Nel 2024 il 55% delle auto elettriche importate nell’UE da Paesi extra-UE proveniva dalla Cina.

Loro costruivano quello che noi avremmo comprato.

E mentre l’Europa incentivava gli acquisti e importava sempre più tecnologia dalla Cina, pezzi della nostra industria perdevano competitività, aziende chiudevano e lavoratori finivano in cassa integrazione.

Non abbiamo rischiato di diventare dipendenti.

Lo siamo diventati.

Alla dipendenza dalle fonti fossili abbiamo aggiunto quella dalle tecnologie necessarie per sostituirle.

Politica energetica Meloni: cambia il paradigma.

È qui che va letta la strategia di Giorgia Meloni.

Non gas contro rinnovabili.

Diversificazione.

Produzione nazionale, rinnovabili, infrastrutture, Mediterraneo, Africa, interconnessioni e nucleare di nuova generazione.

Perché l’energia non è soltanto ambiente.

È industria, geopolitica e sicurezza nazionale.

Il Piano Mattei segue questa logica: utilizzare la posizione dell’Italia per farne un hub energetico tra Africa ed Europa.

ENI torna strategica per la sicurezza energetica italiana.

Per anni una parte della sinistra e dell’ambientalismo politico ha trattato gas, estrazioni e produzione nazionale quasi esclusivamente come problemi da superare.

E anche ENI finiva spesso sul banco degli imputati.

Poi sono arrivati la guerra in Ucraina e il crollo delle forniture russe.

E abbiamo riscoperto quanto vale avere un grande gruppo energetico nazionale con infrastrutture, competenze e presenza internazionale.

Quello che veniva considerato parte del problema si è rivelato parte della soluzione.

ENI, Piano Mattei, Africa e Mediterraneo sono pezzi della stessa strategia.

Gas nell’Adriatico: la Croazia estrae, noi importiamo.

Poi c’è l’assurdo dell’Adriatico.

Consumiamo gas e lo importiamo, ma per anni abbiamo considerato quasi scandaloso estrarre quello disponibile nel nostro Paese.

La Croazia estrae. Noi importiamo.

Il governo Meloni ha riportato la produzione nazionale dentro la strategia energetica e modificato, in determinate condizioni, anche il quadro per alcune attività offshore.

Non significa trivellare ovunque.

Significa usare il buon senso.

Se utilizziamo gas e possiamo produrne responsabilmente una parte, perché dobbiamo comprarlo tutto dagli altri?

Meno importazioni significa meno dipendenza.

E meno dipendenza significa essere meno esposti alle crisi e ai prezzi decisi altrove.

Nucleare di nuova generazione: basta tabù.

Meloni ha rimesso sul tavolo anche il nucleare di nuova generazione.

Non significa costruire centrali domani mattina.

Significa valutare sicurezza, tecnologie, costi e tempi senza ideologia.

Un grande Paese industriale studia, valuta e decide.

Energia e costo della vita: alla fine pagano i cittadini.

Io sono favorevole alla transizione ecologica.

Ma non a una transizione che sostituisce una dipendenza con un’altra.

Un pannello deve essere prodotto. Una batteria deve essere costruita. I minerali devono essere estratti e raffinati.

Quindi quando qualcuno vi dice semplicemente che una tecnologia è “green”, fate qualche domanda in più.

Chi la produce? Dove? Chi controlla la filiera? Chi incassa i soldi? E da chi diventiamo dipendenti?

Informatevi.

Leggete i numeri.

Guardate dove aprono le fabbriche e dove chiudono.

Perché dietro parole enormi come Green Deal, transizione e decarbonizzazione alla fine c’è una realtà molto semplice:

qualcuno produce, qualcuno vende e qualcuno paga.

Per troppo tempo l’Europa ha finanziato la domanda mentre altri costruivano l’industria.

La Cina lo aveva capito.

L’Europa molto meno.

La strategia di Meloni prova a rovesciare questa logica: produrre ciò che possiamo, diversificare ciò che importiamo, utilizzare responsabilmente le risorse nazionali, difendere l’industria e fare dell’Italia un hub energetico del Mediterraneo.

Perché non dobbiamo scegliere da chi dipendere.

Dobbiamo dipendere il meno possibile da tutti.

E ricordiamoci sempre una cosa.

Quando una politica energetica è sbagliata il conto non rimane a Bruxelles.

Non rimane nei ministeri e non rimane nei convegni.

Arriva nelle aziende. Arriva nelle bollette. Arriva alla pompa di benzina. Arriva negli stipendi.

Alla fine arriva sempre lì.

Nelle tasche dei cittadini.

Perché l’energia è industria. È geopolitica. È sicurezza nazionale.

L’energia è sovranità.

Marco Visconti

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About Marco Visconti Giornalista

"Marco Visconti, giornalista e figura storica della destra romana. Oltre 30 anni di impegno politico, amministrativo e ambientale nella Capitale." “Da sempre al servizio del territorio, Marco Visconti è giornalista, ex amministratore romano e oggi protagonista della politica ambientale nazionale.”

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