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Negare la sicurezza, peggiorare la vita. Sicurezza urbana negata: dieci anni di ideologia che hanno peggiorato la vita nelle città.

“Sicurezza urbana e qualità della vita nelle città italiane”

Non era percezione. Era qualità della vita

Quella rimozione non è stata neutra. È stata una linea politica consapevole.

Per anni, soprattutto nelle grandi città governate dalla sinistra, ai cittadini è stato ripetuto che il problema non esisteva, che era gonfiato, che era strumentale.

Nel frattempo, la realtà seguiva una direzione opposta.

Da tempo i dati descrivono fenomeni strutturali:

  • aumento della microcriminalità nelle grandi aree urbane

  • concentrazione del disagio nei nodi sensibili della città

  • crescita costante della percezione di insicurezza, in particolare tra donne e anziani

Per milioni di persone questo si è tradotto in un unico risultato: un peggioramento netto della qualità della vita.

Meno libertà di movimento.
Meno utilizzo dello spazio pubblico.
Meno fiducia.
Meno serenità.

Non si tratta di ideologia.
Si tratta di governo urbano.


L’effetto che si è voluto ignorare

I flussi migratori non sono, in sé, un fattore criminale.
Sono un dato strutturale del nostro tempo.

Diventano un problema quando non vengono governati.

Accade quando mancano politiche reali di accoglienza organizzata, formazione, lavoro, presa in carico sociale e distribuzione territoriale.
Accade quando migliaia di persone vengono lasciate per anni in una condizione di sospensione: né integrate, né rimpatriate, né accompagnate.

È in questa sospensione che nasce la marginalità.

E la marginalità, in ogni società, rappresenta il primo bacino della microcriminalità e il primo territorio di reclutamento delle reti illegali.

Non perché gli individui “siano” qualcosa.
Ma perché sistemi senza struttura producono sempre economia informale, sfruttamento e illegalità.

Negare tutto questo per anni non è stato umanitario.
È stato ideologico.
Ed è stato profondamente irresponsabile.


Le città e la responsabilità politica

La sicurezza urbana non è uno slogan.
È una competenza.

Comprende welfare, politiche abitative, gestione dello spazio pubblico, servizi sociali, presidio territoriale e governo dei margini urbani.

Tutto questo rientra nella responsabilità diretta dei comuni.

Negli ultimi dieci anni, le grandi città italiane sono state in larga parte governate da amministrazioni di sinistra.
Ed è lì che si giocava la partita.
È lì che si è scelta la rimozione.

Il risultato non è stata una società più giusta.
È stata una quotidianità più fragile.


La politica senza visione

Oggi, in molte realtà urbane, domina una politica del quotidiano priva di visione.

Si interviene sul caso, non sul sistema.
Sull’episodio, non sui processi.
Sull’emergenza, non sulle cause.

Senza pianificazione resta solo l’amministrazione dell’urgenza.
E l’urgenza non governa: consuma.


La sicurezza non è repressione. È organizzazione

La sicurezza non nasce dalle conferenze stampa.
Nasce da una struttura.

È lavoro.
È politiche sociali.
È spazio pubblico curato.
È presidio continuo.
È governo dei margini urbani.
È utilizzo dei dati, pianificazione e continuità amministrativa.


Cosa sta facendo oggi lo Stato

Oggi la stessa area politica tenta di scaricare sul governo una questione che non nasce negli ultimi due anni, ma in un decennio di negazione, rimozione e disarmo culturale del tema sicurezza.

Si chiede allo Stato di risolvere in pochi mesi ciò che per anni non si è voluto governare.

Negli ultimi due anni sono stati varati decreti e pacchetti di misure sulla sicurezza.
Sono state effettuate oltre 37.000 nuove assunzioni tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
A queste si aggiungono oltre 6.000 unità nei Vigili del Fuoco.

In totale, oltre 43.000 nuove presenze nei comparti della sicurezza e del soccorso.

Non sono uno slogan.
Sono una scelta politica.


Quando le differenze non impedivano di governare

Nel 2001, nel Lazio, il Presidente della Regione era Francesco Storace e il Sindaco di Roma Walter Veltroni.
Io ero Presidente del Municipio XIX.

In quel contesto si realizzò un lavoro serio di integrazione socio-sanitaria, servizi sociali funzionanti, recupero delle periferie e ascolto dei municipi.

I problemi non venivano negati.
Venivano affrontati.


Negare la sicurezza non ha reso le città migliori.
Ha reso la vita quotidiana più fragile.

Oggi chi per anni ha governato le grandi città rimuovendo il problema, tenta di attribuirne le conseguenze a chi si trova ad affrontarlo.

Ma i problemi rimossi non scompaiono.
Si accumulano.

La sicurezza non è un tema ideologico.
È un’infrastruttura civile.

E come tutte le infrastrutture, o la governi, o la subisci.

Marco Visconti

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About Marco Visconti Giornalista

"Marco Visconti, giornalista e figura storica della destra romana. Oltre 30 anni di impegno politico, amministrativo e ambientale nella Capitale." “Da sempre al servizio del territorio, Marco Visconti è giornalista, ex amministratore romano e oggi protagonista della politica ambientale nazionale.”

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