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Decreto Energia: la nuova rotta del Governo Meloni

Perché ogni cittadino dovrebbe sapere cosa cambia con il nuovo Decreto Energia.

 

Negli ultimi mesi il “Governo Meloni” ha avviato una revisione profonda delle politiche energetiche, intervenendo su tre nodi storici: la rete elettrica, il gas e la cattura della CO₂.

Con il Decreto Energia l’obiettivo è duplice: semplificare le procedure e restituire al Paese una capacità di pianificazione strategica, fondamentale per affrontare la transizione energetica garantendo sicurezza e stabilità.

Energia, rete e gas: la nuova rotta italiana tra autonomia e mercato.

Dall’abrogazione del PiTESAI alla rete elettrica e al gas: il DL Energia come banco di prova per la politica industriale nazionale.

Rete elettrica e data center: superare la frammentazione.

Una delle novità principali riguarda il superamento della frammentazione territoriale nelle autorizzazioni per gli impianti strategici.

Per i data center e per le connessioni elettriche sopra i 220 kW, la competenza torna allo Stato, che rilascia un’unica Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

(In pratica: un solo procedimento nazionale, tempi più chiari, meno rimbalzi burocratici.)

Parallelamente si riforma la gestione della rete di trasmissione nazionale (RTN).

Le “prenotazioni virtuali” vengono eliminate e sostituite da un sistema basato sulla saturazione reale della rete e su Open Season, cioè aste periodiche che assegnano capacità in modo trasparente.

(Una sorta di bando pubblico ricorrente che stabilisce chi può usare la rete e in quale quantità.)

Terna assume un ruolo più centrale nella progettazione e nelle autorizzazioni, con il Ministero che coordina l’intero percorso.

Una scelta che rafforza la visione d’insieme, pur aumentando il carico di lavoro sugli uffici nazionali.

CCS e CCUS: il caso Ravenna e il nodo delle infrastrutture.

Sul fronte della cattura e stoccaggio della CO₂, il decreto introduce una misura che permette a ENI di passare dal progetto pilota alla fase industriale nel sito di Ravenna.

Manca ancora la normativa che regola il trasporto della CO₂, che sarà definita con un decreto legislativo.

(Serve una legge che dica come la CO₂ potrà essere trasportata in sicurezza dagli impianti industriali al sito di stoccaggio.)

Il progetto Ravenna potrebbe diventare il primo tassello di una filiera italiana della cattura della CO₂, capace di ridurre le emissioni industriali e creare nuova occupazione qualificata.

La scelta politica sarà capire se puntare su un singolo impianto o su un vero sistema CCS nazionale integrato con le strategie europee.

Cos’è il PiTESAI.

Il PiTESAI – Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee – era la mappa nazionale che stabiliva dove fosse possibile cercare e produrre gas e petrolio, cercando equilibrio tra sicurezza energetica e tutela ambientale.

Nato nel 2019, definiva le aree idonee e non idonee e fissava criteri unici per permessi e concessioni.

L’obiettivo era corretto, ma nella pratica il piano si è rivelato troppo rigido, bloccando molti progetti e creando incertezza tra imprese e amministrazioni.

Nel 2024 il TAR Lazio ne ha sancito l’annullamento (sentenza n. 2872/2024), poi formalizzato con l’abrogazione nel Decreto Ambiente.

Oggi il Governo sta costruendo un nuovo quadro normativo, più flessibile e coerente con la politica energetica nazionale.

Gas e PiTESAI: dal contenzioso alla ripartenza

L’annullamento del PiTESAI ha aperto una nuova fase per la politica estrattiva.

Nel 2025 sono già stati rilasciati tre permessi di ricerca e una nuova concessione in Emilia-Romagna è in via di definizione.

Il nuovo modello “gas a beneficio del sistema” prevede procedure accelerate (VIA unica, Conferenza dei Servizi prioritaria) e un prezzo basato sul costo reale di produzione più royalties, gestito da GSE.

(In pratica: il gas nazionale viene venduto a un prezzo calmierato e certificato.)

Il nodo centrale resta lo spread tra PSV e TTF – la differenza di prezzo tra l’hub italiano e quello del Nord Europa – mediamente 3–5 €/MWh.

(In parole semplici: le imprese italiane pagano il gas più caro rispetto al resto d’Europa.)

Lo Stato valuta due soluzioni per ridurre questo squilibrio:

– un corrispettivo negativo a Passo Gries per compensare l’anomalia;

– oppure aste di capacità gestite da SNAM a prezzo TTF.

Obiettivo: riequilibrare il mercato ed evitare che lo spread diventi una tassa occulta sulla competitività italiana.

Verso una politica energetica di sistema.

Il nuovo impianto normativo non è solo un insieme di misure tecniche: è un segnale politico.

Il percorso avviato dal Governo Meloni segna un cambio di passo: riportare la pianificazione energetica nella sfera strategica dello Stato, rafforzare le infrastrutture nazionali e dare al Paese una direzione chiara nella transizione.

La sfida ora è nell’attuazione: decreti, linee guida e delibere dovranno essere coerenti e rapidi.

La transizione non può più attendere, ma deve poggiare su basi solide — tecniche, istituzionali e industriali — per garantire all’Italia un ruolo forte nel nuovo ordine energetico globale.

 

Marco Visconti

Giornalista

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About Marco Visconti Giornalista

"Marco Visconti, giornalista e figura storica della destra romana. Oltre 30 anni di impegno politico, amministrativo e ambientale nella Capitale." “Da sempre al servizio del territorio, Marco Visconti è giornalista, ex amministratore romano e oggi protagonista della politica ambientale nazionale.”

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