Una Porsche anni ’60 tra le auto di oggi
Una Porsche anni ’60 tra le auto di oggi
Italia e Germania: crisi industriale e riscatto del Made in Italy
Una Porsche anni ’60 parcheggiata tra le auto di oggi.
Simbolo di un’epoca di eccellenza creativa e produttiva: mentre per anni l’Italia ha svenduto i suoi asset strategici all’estero, oggi emergono segnali di inversione di tendenza.
Dall’eccellenza svenduta al riscatto del Made in Italy
Quella Porsche anni ’60 colpisce non solo per la bellezza intramontabile, ma per ciò che rappresenta: un’Europa capace di produrre opere uniche, invidiate in tutto il mondo.
Eppure, interi distretti produttivi e artigianali italiani sono stati smantellati, i “gioielli di famiglia” ceduti all’estero, mentre il Paese veniva trasformato in terra di conquista.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Tra il 2020 e il 2024 l’Italia ha acquisito oltre 180 società statunitensi per più di 36 miliardi di euro. Marchi storici come Plasmon e Versace sono tornati in mani italiane, le PMI si espandono con un +40% di operazioni internazionali e i settori più esposti – vino, moda, arredamento, farmaceutica – stanno rafforzando la loro presenza nel mondo.
Italia dinamica, Germania in affanno
Un dato sorprendente: nel 2023 l’Italia ha superato la Germania come saldo netto di acquisizioni all’estero.
La Germania, un tempo locomotiva d’Europa, oggi arranca. L’Italia, da sempre data per spacciata, dimostra invece di saper reagire con vitalità e competitività.
Green Deal: l’ideologia che ha indebolito l’Europa
La crisi tedesca non è casuale. Per anni Berlino ha spinto un Green Deal costruito su vincoli irrealistici e forzature ideologiche.
Il risultato? L’industria automobilistica tedesca, orgoglio europeo, è in crisi profonda. Si discute perfino di riconvertire fabbriche di auto in fabbriche di armi: il segno di un fallimento politico e industriale.
Agricoltura e sovranità alimentare: la battaglia di Lollobrigida
Se l’Italia oggi non arretra di fronte a politiche europee penalizzanti, gran parte del merito va al lavoro del ministro Francesco Lollobrigida.
Con la sua azione ha difeso gli agricoltori italiani, i pescatori, il cibo, il vino e l’intera filiera agroalimentare, trasformando la sovranità alimentare in un pilastro dell’interesse nazionale.
Un fronte che riguarda non solo l’economia, ma anche l’identità stessa dell’Italia: proteggere ciò che portiamo in tavola significa proteggere la nostra storia e il nostro futuro.
Il paesaggio: la prima infrastruttura strategica
L’identità di una nazione non è fatta solo di industria, ma anche di paesaggio e ambiente.
L’Italia vede distrutti patrimoni come gli ulivi pugliesi, vittime della Xylella, o le pinete secolari devastate dalla Toumeyella parvicornis. Non è solo natura che scompare: è un capitale storico, culturale e ambientale che definisce chi siamo.
Difendere il paesaggio significa difendere la nostra prima infrastruttura strategica, un bene comune che garantisce sovranità e futuro.
Custodire l’Italia che resiste
Serve una svolta. Riportare al centro l’interesse nazionale significa custodire e valorizzare le eccellenze che abbiamo creato e quelle che ancora resistono. È lì che si gioca il futuro dell’Italia.
Il governo di Giorgia Meloni sta perseguendo questa strada, restituendo dignità e forza al nostro Paese sul piano internazionale. Eppure, una parte politica continua a remare contro non un governo, ma l’Italia stessa.
“Custodire l’Italia significa custodire la sua identità e trasformarla in forza nel mondo.
È questo il compito della nuova destra ambientale e patriottica: difendere ciò che siamo, per crescere senza perdere noi stessi.”
Marco Visconti