La Terra è Stato – L’agricoltura: ultima infrastruttura strategica
La svolta politica: Lollobrigida riporta l’agricoltura al centro dello Stato
Un cambio di paradigma richiede visione.
È questo che ha fatto il Ministro Francesco Lollobrigida, riconsegnando all’agricoltura una funzione pubblica centrale, legata alle grandi sfide del nostro tempo: transizione ecologica, sicurezza alimentare, tutela del territorio.
L’agricoltura non è più un settore marginale, ma torna questione di Stato.
E da qui bisogna ripartire: dalla gestione della terra, che attraversa ogni altra urgenza pubblica, dal clima alla coesione sociale.
Agricoltura e ambiente: la stessa sovranità
Per troppo tempo l’agricoltura è stata relegata a narrazione settoriale.
Oggi, grazie alla nuova strategia nazionale, ha riconquistato il suo posto come funzione dello Stato.
Non c’è neutralità nell’abbandono di un campo coltivato.
Non c’è valore ambientale nella terra lasciata incolta.
La qualità dell’ambiente non si conserva da sola:
ha bisogno della presenza umana, della cura, della responsabilità quotidiana.
Ambiente e agricoltura non sono due interessi da bilanciare,
ma due volti della stessa responsabilità pubblica.
Regione Lazio: Righini e il ritorno alla terra
Anche il Lazio ha fatto la sua parte.
L’Assessore Giancarlo Righini ha rimesso al centro l’impresa agricola, la difesa del suolo e le filiere locali, costruendo un’agenda regionale finalmente coerente con questa visione.
Un impegno politico forte, che ha ridato dignità a un comparto troppo a lungo considerato residuale.
Oggi, l’agricoltura è leva per la stabilità territoriale, sociale ed ecologica.
Roma: capitale agricola dimenticata
Verde, campi e contraddizioni
Roma è la capitale europea con la maggiore estensione agricola: oltre il 40% del territorio comunale.
Un dato impressionante, che fa di Roma la capitale più verde e più agricola d’Europa.
Eppure, l’agricoltura urbana e periurbana è assente dall’agenda politica.
Senza una strategia integrata, questo patrimonio resta esposto a consumo di suolo, abbandono e frammentazione normativa.
Aree naturali protette: il nodo strategico di Roma
Roma ospita anche il sistema più esteso di aree protette urbane in Europa.
Molte di queste contengono gli ultimi lembi agricoli sopravvissuti alla pressione edilizia.
Ma questa convergenza tra natura e coltivazione non è ancora un asse della pianificazione urbana.
Serve un cambio di rotta: costruire una governance che sappia coniugare ambiente e produzione agricola.
Le aree protette come laboratorio della transizione
Territori vivi, non riserve passive
Le aree naturali protette non sono confini da difendere.
Sono territori dove la tutela ambientale e l’agricoltura possono coesistere, produrre valore, stabilità e identità.
Ma per farlo serve una svolta normativa:
affidare agli enti gestori un ruolo pieno anche nella gestione agricola, con competenze chiare, risorse adeguate e stabilità professionale.
Agricoltura come presidio del bene comune
In questi contesti, l’agricoltura è:
- manutenzione del territorio
- difesa dall’abbandono
- protezione contro il dissesto
- presidio ambientale
- funzione pubblica
Non è solo produzione: è sovranità ambientale attiva.
Conclusione: da Roma parte un modello nazionale
La visione di Lollobrigida, l’azione di Righini, l’estensione agricola di Roma, la centralità delle aree protette: tutti questi elementi chiedono oggi una nuova sintesi istituzionale.
Agricoltura e ambiente devono essere integrati in ogni livello di governo del territorio.
Chi ha responsabilità pubblica non può più trattarli come settori separati.
La terra è tornata a essere Stato.
Sta ora ai territori, alle città, agli enti locali unificare ciò che per troppo tempo è stato separato: conservazione e produzione, tutela e presidio, ambiente e agricoltura.